Anna Gioria
Esperta in Comunicazione Sociale

UNA STORIA CHE NON STA IN PIEDI


"Anna mi ha dato impareggiabili lezioni di vita facendomi capire, più di chiunque altro, il significato delle parole coraggio e volontà"


copertina-libro

 

Una storia che non sta in piedi, scritto da Anna Gioria (coautore il giornalista di Visto, Giorgio Caldonazzo), è autobiografico e per l’autrice il libro vuole essere di stimolo per tutte quelle persone che nella vita debbono affrontare un handicap fisico debilitante.

Anna Gioria è malata di cerebro paralisi spastica, e già dopo i primi anni di vita i medici le avevano previsto una vita sulla sedia a rotelle e l’impossibilità di parlare, e invece Anna grazie alla sua forza di volontà e alle terapie seguite con perseveranza, oggi è una donna che parla e cammina come tutti noi, solo con qualche difficoltà in più.

Anna ha dedicato il libro a sua mamma e suo papà e la prefazione è della pluricampionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, vi troverete anche un’introduzione scritta dal Ministro della Pari Opportunità Mara Carfagna.

Il libro è edito da due Onlus FIABA e ANTHAI e il presidente onorario dell’Associazione Angeli Onlus Luigi Iocca che da anni collabora con Anna, ci parla così del suo rapporto con la scrittrice: ”Da quando l’ho incontrata ho avuto la conferma che lavorare con persone diversamente abili non è un atto di generosità verso di loro ma bensì un arricchimento per noi stessi. Anna mi ha dato impareggiabili lezioni di vita facendomi capire, più di chiunque altro, il significato delle parole coraggio e volontà.” Insomma adesso tocca a voi, comprate per voi o regalate questo libro, è la testimonianza di come si possano affrontare e vincere le difficoltà della vita.


Nota degli autori

A causa di una nascita asfittica per mancata assistenza al momento del parto sono una persona definita “diversamente abile”. Durante la prima infanzia i migliori specialisti italiani mi hanno pronosticato una vita sulla sedia a rotelle, senza al­ cuna possibilità di parlare né di camminare. Grazie alle numerose terapie seguite – e al forte impegno quotidiano – la diagnosi infausta (per fortuna) si è rivelata sbagliata.

Infatti, nonostante abbia delle difficoltà di movimento , ho una vita completamente autonoma e ricca di interessi. Crescendo e progredendo , ho sentito l’esigenza (quasi l’obbligo) di dedicarmi alle persone con problemi di vario genere, che non hanno potuto raggiungere la mia condizione. In passato ho preso parte a diverse campagne in favore dell’integrazione sociale.

Da molto tempo avevo il desiderio di scrivere la mia sto­ ria, perché   ritengo che possa essere di aiuto e soprattutto di stimolo a quelle persone che vivono in situazioni analoghe o peggiori della mia. In particolare, questa mia volontà è nata da un ‘esperienza ben precisa: aver fatto la protagonista di un calendario (“Angeli nudi”), in cui sono apparsa in pose provocanti. La missione era quella di trasmettere il messaggio  che  una  persona  disabile  può essere  anche una… star. Quindi, un piccolo  modo per eliminare le barriere culturali fra normalità  e diversità. In seguito a questa iniziativa,  molte persone si sono rivolte a me per chiedere consigli, suggerimenti  o anche solo per  la voglia  di conoscermi e dimostrarmi la loro ammirazione e anche la gratitudine  per  essermi  esposta.  Proprio  sulla  scia  di  questa esperienza  molto interessante mi  è venuto  il desiderio  di

scrivere il libro, così da poter mettere la mia vicenda a disposizione delle persone che si trovano in una condizione analoga o peggiore della mia. Con la speranza, senza falsa modestia, di dar loro un esempio di forza, di coraggio e di amore per la vita.  Nonostante tutto.

Anna Gioria

Quando Anna mi ha raccontato la sua storia, il libro della sua vita era già pronto: bastava copiarlo dalle sue parole. Era un racconto che emozionava e prendeva come pochi: dal mo­ mento della nascita, drammaticissimo, alla conquista- faticosissima, lentissima- di quei movimenti essenziali che i bambini senza problemi raggiungono in modo rapido e spontaneo. Dal giro del mondo da un medico all’altro  (compreso qualche ciarlatano) alla vita di oggi (due lauree, un lavoro in ufficio), che fra mille difficoltà è assolutamente degna di essere vissuta.

Mentre scrivo la mia motivazione di questo libro, non ho ancora letto quella di Anna. Suppongo che lei faccia riferimento all’esempio e all’incoraggiamento che vorrebbe dare a tutte le persone, forse meno fortunate, ma anche più rassegnate di lei. La mia è una motivazione più semplice e impulsiva: trovo la sua vita straordinaria, piena di cose da raccontare, interessanti in sé e con una forza poetica che va al di là dei fatti narrati. La sua vita prende di petto e in­ daga da vicino il mistero della vita stessa e la fragilità della condizione umana. Parla della battaglia quotidiana per reggersi in piedi e muovere qualche passo sensato. Alla lettera e in senso metaforico. Direi che può bastare.

Giorgio Caldonazzo

Presentazione

Da quando sono diventata Ministro per le Pari Opportunità, mi sono chiesta quale fosse l’approccio migliore per occuparsi dei problemi delle persone con disabilità, aiutarle ad affrontare le difficoltà quotidiane, eliminare discriminazioni e pregiudizi. E mi sono convinta che l’unico modo per affrontare una disabilità sia quello di concepirla come diversa abilità, e offrire alle persone gli strumenti per valorizzarne i suoi aspetti. Una missione per cui mi sono impegnata in prima persona, e alla quale il Ministero che ho l’onore di guidare lavora con sensibilità e dedizione.

Ho incontrato molte persone, associazioni, ricevuto rap­ presentanti e cittadini: tutti concordiamo sulla necessità di lavorare, e molto, per costruire una società più inclusiva, alla portata di tutti, dove nessuno si senta ‘disabile’ o ‘normale’. Le persone con disabilità sono membri attivi della società e come tali hanno il diritto di vivere all’interno della comunità integrandosi nel mondo del lavoro, della vita di relazione e in tutti gli altri aspetti della convivenza sociale. E’ un processo inesorabile, che conduce alla piena affermazione delle pari opportunità, dei diritti e della dignità della persona. Ed è il messaggio che ho voluto comunicare nella campagna di sensibilizzazione “Abilità diverse, stessa voglia di vita”, lanciata dal Ministero per le Pari Opportunità.

La storia che leggerete in queste pagine va proprio in questa direzione. Un’autobiografia lontana da pietismi, anzi, con toni provocatori, quasi a voler stimolare domande, sussulti, riflessioni, dibattito.

E’ la storia di Anna, autrice e protagonista del libro, una donna forte, caparbia, decisa, che riesce a vivere la sua diversa abilità come una condizione speciale. Una sfida non tanto verso la normalità – concetto talmente vasto e relativo che le appare indefinibile – ma piuttosto verso “qualcosa di più” di una banale normalità.

Una sfida che, fin da bambina, ha affrontato a caro prezzo, alternando vittorie e sconfitte, smania e pazienza, ma sempre con uno spirito positivo, pronta a sperimentare cure e terapie pur di muovere i muscoli. Non perché volesse essere come gli altri, ma perché potesse muoversi: lei che, adolescente, nelle cene con gli amici non riusciva ne­ anche a tagliare da sola una pizza, oggi vive da sola, ha due lauree e l’obiettivo – uno su tutti – di far conoscere la sua storia, e la sua forza. Per cambiare il modo di vedere la disabilità: perché, dice, “siamo tutti anormali”.
Ecco, allora, che la sua energia incredibile, il suo racconto schietto, non può che essere ulteriore stimolo per le Istituzioni, e più di tutti per il “mio” Ministero per le Pari Opportunità. Non a caso abbiamo scelto la vicenda di Anna, sostenendo in pieno la sua ‘campagna permanente’: un modello di. impegno, costante e continuo, nella batta­ glia per abbattere le barriere. Architettoniche, ma prima di tutto culturali e psicologiche.

Sono questi, infatti, gli ostacoli che ci impediscono di dialogare, di guardarci negli occhi e di riconoscerci tutti come “portatori sani di abilità”. Non dimentichiamoci, in­ fatti, che una disabilità può impedire a una persona di fare qualcosa, ma non di fare tutto. E’ proprio questo che ci rende uguali, come persone e come cittadini, perché nessuno, disabile o meno, sarà mai dotato di ogni abilità.


Mara Carfagna

Prefazione

Questa di Anna è una storia unica che racconta come il coraggio e la voglia di vivere possono vincere sulla infermità,  sul  dolore,  sulla paura.

Il percorso che Anna descrive, a tratti duro, terribile al punto da non sembrare reale, suscita sensazioni forti, a volte troppo forti per non lasciare sgomenti, per poi por­ tare incredibilmente al sorriso, alla serenità di una batta­ glia comunque vinta.

La forza di Anna è l’aver trovato la chiave giusta per unire una volontà fortissima a un’anima impetuosa che insieme hanno in qualche modo riassettato i comandi di un corpo che erano stati stravolti e non riuscivano natural­ mente  ad operare.

Fondamentale il ruolo svolto dall’amore materno, a volte duro, irremovibile, padrone; a volte dolce, rassicurante, avvolgente, deciso a “rimediare” ad una colpa che non aveva.


Manuela Di Centa